Il dopo Bill Gates parte lunedì prossimo 30 giugno. Il fondatore di Microsoft lascerà la società oggi 27 giugno. È dunque l'ultimo giorno di lavoro: Gates si dedicherà, come è noto da tempo, a tempo pieno alla Bill & Melida Gates Foundation.
Le redini dell'impero Gates sono affidate a Steve Ballmer, l'amministratore delegato, che sta affrontando la sfida del cambiamento e della concorrenza di nuovi attori e di Google in particolare, quella regina del Web che sembra inarrestabile.
E mentre Gates si dedica alla ricerca, alle nuove interfacce utente touch, Steve Ballmer sta costruendo la Microsoft 2.0. Già, perché il colosso di Redmond non è certo più giovane. La compagnia ha 33 anni, un'età nella quale una it company deve evolvere e crescere perché il mondo cambia e quello della tecnologia lo fa molto più velocemente di altri. Ne sanno qualcosa quelle Sperry, quelle Digital e quelle Burroughs o quelle Honeywell, quei mostri sacri dell'informatica anni Settanta, spazzati via, nel secolo scorso, dalla rivoluzione del personal computer.
E ora il gigante del software, nato e cresciuto sul pc, deve affrontare, nel nuovo secolo digitale la sfida delle nuove disruptive technology del Web 2.0 e del software come servizio disponibile via rete sul browser e, soprattutto, la sfida della consumerizzazione, ovvero l'esplosione e il proliferare di device digitali abilitati a Internet. E si tratta, appunto, di tecnologie distruttive, capaci di alterare paradigmi di business consolidati e mettere in crisi imperi economici e industriali. Il personal computer, ovvero la rivoluzione del microcomputer, ha impresso una spinta al cambiamento irreversibile, mettendo fuori mercato i produttori di minicomputer, veri dinosauri industriali ora scomparsi, come appunto l'ormai dimenticata Digital. L'avvento di Internet prima, il boom Web 2.0 dopo e la presenza sempre più forte di Google in ogni campo stanno trasformando il mercato dell'information technology e la società dell'informazione.
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